Il 5 giugno 2026, il ministro del Lavoro e delle Solidarietà Jean-Pierre Farandou ha presentato ai partner sociali il piano Salute sul Lavoro (PST) 2026-2030 in Consiglio nazionale di orientamento delle condizioni di Lavoro (CNOCT). Frutto di un lavoro di co-costruzione, animato dallo Stato e che ha associato i partner sociali e istituzionali, questo documento costituisce la nuova tabella di marcia strategica e operativa a favore del miglioramento della salute dei lavoratori e della prevenzione dei rischi professionali.
Il PST 2026-2030 è il quinto piano in vent’anni. Non si limita a fissare obiettivi. Fonde il piano di prevenzione degli infortuni gravi e mortali, fino ad ora separato. L’obiettivo è una migliore coerenza delle azioni condotte nei confronti dei pubblici più esposti.

Un piano, 5 priorità, 50 azioni
Il quinto piano salute sul lavoro 2026-2030 fissa una tabella di marcia ambiziosa articolata attorno a cinque priorità principali : gli infortuni gravi e mortali, la salute delle donne, il cambiamento climatico, l’assenteismo e la salute mentale. Questi assi si declinano in 50 azioni che mirano in particolare ai giovani, agli interinali e ai pubblici esposti.
Priorità #1 — Prevenire gli infortuni gravi e mortali
Il PST 5 mira in particolare ai malori mortali, che pesano molto nei decessi sul lavoro. Prevede strumenti per anticiparli meglio : migliore organizzazione del lavoro, gestione delle pause, lotta contro la sedentarietà e formazione di soccorritori. La prevenzione delle cadute dall’alto rimane un cantiere prioritario. La prevenzione delle dipendenze rientra anche nel perimetro, con un aggiornamento del quadro di riferimento destinato alle imprese.
Il nuovo piano mette in evidenza diverse orientamenti prioritari : prevenire gli infortuni gravi e mortali, in particolare tra i giovani lavoratori e gli interinali, attraverso la formazione e il miglioramento dell’accoglienza in azienda.
Priorità #2 — Proteggere meglio le donne
Il piano prevede di rafforzare le azioni di prevenzione nei confronti dei pubblici più esposti. Per quanto riguarda le donne : sviluppare una valutazione dei rischi che tenga conto delle differenze tra donne e uomini, adattare maggiormente le attrezzature di protezione individuale, rafforzare la prevenzione delle violenze sessiste e sessuali sul lavoro.
Un dato chiave : gli infortuni sul lavoro delle donne sono aumentati del 26% in 20 anni. Il piano intende invertire questa tendenza con misure strutturali, non solo dichiarazioni di intenti.
Priorità #3 — Affrontare il rischio climatico
La presa in considerazione delle sfide emergenti nella salute sul lavoro, in particolare attraverso la dotazione degli imprenditori e dei servizi di prevenzione e salute sul lavoro di fronte ai rischi associati al cambiamento climatico e alle condotte addictive.
L’ascesa dell’intelligenza artificiale, gli effetti del cambiamento climatico o ancora l’evoluzione demografica sono identificati come fattori che richiedono un adattamento delle politiche di prevenzione.
Il caldo estremo non è più un rischio stagionale. È un rischio strutturale che ogni datore di lavoro dovrà integrare nel proprio Documento Unico di Valutazione dei Rischi Professionali.
Priorità #4 — Ridurre l’assenteismo
Il PST vuole supportare le imprese di fronte a nuove sfide. Degli strumenti e delle risorse dovranno essere sviluppati per aiutare i datori di lavoro e i servizi di prevenzione e salute sul lavoro a comprendere meglio questi temi.
Il PST 2026-2030 comprende 50 azioni principali, mirando in particolare alla prevenzione dei rischi psicosociali, alla riduzione dell’assenteismo e al mantenimento in occupazione di fronte all’usura professionale.
Invece di gestire le assenze dopo il fatto, il piano intende affrontare le cause profonde : cattive condizioni di lavoro, stress, usura fisica. Un cambio di paradigma importante.
Priorità #5 — La salute mentale : grande causa nazionale
La promozione della salute mentale, grande causa nazionale 2025-2026, e la prevenzione dei rischi psicosociali (RPS), proponendo un’offerta chiara e coordinata alle imprese al servizio di un’attuazione efficace di azioni di prevenzione, rafforzando le formazioni di primo soccorso in salute mentale in ambito professionale e dispiegando la carta degli impegni lanciata nel 2025.
Burn-out, stress, ansia. Non sono più “problemi personali”. Sono rischi professionali che ogni azienda deve identificare, valutare e gestire — esattamente come i rischi fisici.
Come viene attuato il piano
Il PST è declinato localmente dalle DREETS in piani regionali salute sul lavoro (PRST), il più vicino possibile alle realtà socio-economiche dei territori. Al fine di favorire l’adattamento del PST alle evoluzioni del lavoro, una clausola di revisione a cui i partner sociali e i preventori saranno associati sarà prevista.
Non crea nuovi obblighi di per sé. Tuttavia, orienta i futuri strumenti, accompagnamenti e controlli verso le sue priorità. Alcune azioni potranno tradursi in seguito in evoluzioni regolamentari.
Cosa significa concretamente per le aziende
Il PST 2026-2030 non è un documento normativo. È una bussola. Ma le aziende che anticipano le sue priorità hanno un vantaggio competitivo chiaro : meno infortuni, meno assenteismo, meno rischi regolatori futuri.
Cinque azioni concrete che ogni azienda può avviare oggi :
— Aggiornare il Documento Unico integrando il rischio caldo e i rischi psicosociali
— Formare i manager al primo soccorso in salute mentale
— Adattare le attrezzature di protezione individuale per le lavoratrici
— Rafforzare l’accoglienza e la formazione dei giovani e degli interinali
— Misurare e monitorare l’assenteismo per identificarne le cause profonde
Conclusione
Il PST 2026-2030 si inscrive nella continuità del 4° Piano Salute sul Lavoro e della legge del 2 agosto 2021. La prevenzione rimane una priorità, con un supporto rafforzato alla QVCT e al monitoraggio dei percorsi professionali.
Ma il messaggio di fondo è chiaro e non lascia spazio all’ambiguità : la prevenzione non è un’opzione.
